Al di là dei generi. Politiche e strategie di sostegno alla creatività musicale contemporanea

Siamo a Roma, nel cuore del centro storico, all’interno del Palazzo del Collegio Romano, sede del Ministero della Cultura. Edificato tra il 1582 e il 1583 per volontà di papa Gregorio XIII, il palazzo nacque come sede della scuola fondata da Sant’Ignazio di Loyola. Qui, nella Sala Spadolini, giovedì 14 maggio si è svolto il convegno “Al di là dei generi. Politiche e strategie di sostegno alla creatività musicale contemporanea”.
La Sala Spadolini, originariamente refettorio del Collegio, conserva ancora oggi il segno di una lunga storia legata al sapere, alla formazione e alle istituzioni.
Il convegno è stato promosso dall’associazione nazionale I-Jazz e da AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, con la partecipazione di AssoConcerti e Assomusica e con il supporto del Ministero della Cultura. Al centro dell’incontro una domanda semplice solo in apparenza: come sostenere la musica di oggi senza relegarla dentro confini che non le appartengono più?
Perché la musica contemporanea non procede per compartimenti stagni. Il jazz incontra l’elettronica, la canzone d’autore dialoga con la musica popolare, la world music si intreccia con la ricerca sonora. I generi non scompaiono, ma si attraversano, si contaminano.


Ad aprire i lavori è stato Angelo Valori, presidente di I-Jazz, che ha richiamato l’esigenza di guardare ai nuovi linguaggi sonori come a un sistema vivo, fatto di artisti, luoghi, festival, scuole, viaggi, reti di produzione e occasioni di ascolto. Non basta sostenere il singolo evento: occorre creare le condizioni perché le opere possano circolare, incontrare pubblici diversi, crescere nel tempo. Durante il convegno è stato richiamato anche “Il jazz italiano per le terre del sisma”, progetto che racconta il legame tra musica, territori e partecipazione. Un riferimento significativo, perché mostra come il jazz possa uscire dai luoghi tradizionali dello spettacolo e diventare rete, ascolto, presenza nelle comunità: un gesto di vicinanza e, insieme, un’occasione di ricostruzione culturale e civile.
Anche Francesco Giambrone, presidente dell’AGIS, ha insistito sulla potenza della musica come linguaggio aperto, naturalmente portato a dialogare con le altre arti. Il jazz, in particolare, porta con sé questa vocazione all’incontro: nasce dall’ascolto, dall’improvvisazione, dalla relazione tra voci differenti.
Nel corso della mattinata sono intervenuti anche Giampiero Cannella, sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura; Antonio Parente, direttore generale Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura; Bruno Sconocchia, presidente di AssoConcerti; e Carlo Parodi, presidente di Assomusica. Dai loro interventi è emerso un punto concreto: il dialogo tra istituzioni e operatori deve diventare più continuo, meno episodico, più vicino ai cambiamenti del settore.
La parte di approfondimento è stata affidata a Pier Luigi Sacco, economista della cultura, e al giornalista e critico musicale Pierfrancesco Pacoda. Sacco ha affrontato il tema degli ecosistemi creativi, mentre Pacoda si è soffermato sulle contaminazioni tra i linguaggi musicali di oggi. Due sguardi diversi, ma convergenti: la musica non è una casella da riempire, è un territorio in movimento.
Il cuore della giornata è stata la tavola rotonda moderata da Enrico Bettinello, con Silvia Bolognesi, Graziella Corrent, Paolo Damiani, Paolo Fresu, Ignazio Garsia, Francesco Martinelli e Ada Montellanico. Musicisti, direttori artistici, studiosi e operatori hanno portato esperienze differenti, componendo una sorta di partitura comune: dare più spazio alla creatività musicale italiana, sostenerla nei luoghi in cui nasce e accompagnarla nei percorsi in cui può svilupparsi.
Tra le realtà richiamate durante l’incontro figura anche la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, presieduta da Paolo Damiani. La sua presenza restituisce l’immagine di un jazz italiano non chiuso in un solo genere, ma organizzato in una rete di musicisti, festival, luoghi, scuole e progetti. Un sistema articolato, che chiede di essere riconosciuto non solo per la qualità artistica, ma anche per il lavoro culturale che svolge nei territori.
Dal confronto è uscita una richiesta chiara: servono strumenti più aderenti al presente. I festival, i concerti, i centri di formazione, le realtà indipendenti e le reti territoriali non chiedono soltanto riconoscimento, ma politiche capaci di seguire il ritmo di una musica che cambia forma, pubblico e linguaggio.
Per Bruno Sconocchia la musica popolare contemporanea è uno spazio aperto e in continua evoluzione e i concerti ne rappresentano il cuore pulsante. Carlo Parodi ha ricordato invece che, per chi lavora nella musica dal vivo, il superamento delle barriere tra generi è ormai un dato di fatto. Il problema non è più soltanto prenderne atto, ma costruire strumenti adeguati a questa nuova realtà.
La giornata si è chiusa con un’idea netta: la musica contemporanea non è un settore laterale. È una parte viva della società, attraversa territori e generazioni, crea occasioni di incontro, racconta il presente con le sue armonie e le sue dissonanze. “Al di là dei generi” non è stato soltanto il titolo del convegno, ma una possibile direzione di lavoro: ascoltare la musica per ciò che è oggi, senza ridurla a etichetta, senza chiuderla in recinti troppo stretti, riconoscendole il ruolo culturale e sociale che già svolge nel Paese.