Ci troviamo nella splendida cornice del Teatro Ambra Jovinelli, unico a Roma ad essere costruito interamente in stile Liberty, dove la nuova messinscena di Ditegli sempre di sì riporta in scena uno dei testi più emblematici di Eduardo De Filippo. La prima di Ditegli sempre di sì, andata in scena l’8 aprile 2026, ha conquistato il pubblico con la sua miscela di ironia e riflessione sui complessi rapporti umani e, in particolare, sulla pazzia. Portare questo testo oggi significa confrontarsi con un meccanismo teatrale perfetto e con un tema complesso come la follia, qui trattata non come semplice espediente comico, ma come lente capace di deformare e rivelare la realtà. La regia di Domenico Pinelli sceglie con lucidità di non limitarsi alla tradizione, ma di attraversarla, cercando nelle pieghe dei personaggi una verità più profonda.

Sul palco, un cast giovane e ben orchestrato – guidato da Mario Autore e Anna Iodice – sostiene con energia un ritmo serrato, fatto di battute incisive e tempi comici calibrati. Il risultato è una costruzione scenica che funziona con precisione, ma che non rinuncia mai alla dimensione emotiva.

Il personaggio di Luigi Strada diventa il fulcro attorno a cui ruota l’intera vicenda: la sua “pazzia” non è caricatura, ma condizione che mette in crisi le certezze degli altri, rivelandone fragilità e contraddizioni. È qui che lo spettacolo compie il suo passaggio più interessante, trasformando la farsa in qualcosa di più complesso, in cui il riso si mescola a una sottile inquietudine.

La regia dimostra una consapevolezza sorprendente, richiamando implicitamente la lezione di Luigi Pirandello e il suo concetto di umorismo: un riso che non consola, ma svela. In questo senso, la follia diventa un dispositivo teatrale capace di interrogare lo spettatore, più che di intrattenerlo semplicemente.
Le scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, insieme ai costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina, costruiscono uno spazio essenziale ma efficace, capace di accompagnare l’azione senza appesantirla, mentre le musiche contribuiscono a definire con discrezione il tono complessivo.

Il pubblico partecipa, ride, si lascia trascinare dal ritmo, ma avverte anche quella sottile crepa che Eduardo inserisce nel cuore della comicità: la consapevolezza che la linea tra normalità e follia è più fragile di quanto si voglia ammettere.
Uno spettacolo riuscito, che dimostra come i classici non siano mai materia del passato, ma strumenti vivi per leggere il presente. E che, ancora una volta, conferma la forza del teatro quando riesce a far convivere leggerezza e profondità.

Per constatare con mano quanto detto, per assistere a un esempio indubbio di ottima recitazione e, soprattutto, per divertirvi, vi invito ad andare all’Ambra Jovinelli entro il 19 aprile.

Orario spettacoli
· mercoledì 8 giovedì 9, sabato 11, martedì 14 aprile, venerdì 17, sabato 18 aprile ore 21:00
· venerdì 10, mercoledì 15, giovedì 16 aprile ore 19:30
· sabato 11 aprile ore 16:30
· domenica 12 e domenica 19 aprile ore 17:00