TRUCULENTUS – Teatro ARCOBALENO

Al Teatro Arcobaleno, storica casa romana del teatro classico e sede stabile della Compagnia Castalia, il Truculentus di Tito Maccio Plauto torna in scena dal 6 al 29 marzo 2026 con l’adattamento e la regia di Vincenzo Zingaro, in uno spettacolo che conferma il percorso di ricerca sul teatro antico che il regista e la compagnia portano avanti da oltre trent’anni. Più che una semplice ripresa di un classico latino, la messinscena si presenta come un raffinato lavoro di riscrittura teatrale capace di attraversare i secoli e restituire alla commedia plautina una sorprendente vitalità contemporanea.
L’operazione registica si fonda su una scelta drammaturgica precisa: la vicenda viene trasportata dalla Roma antica alla Sicilia della fine degli anni Trenta, in un contesto provinciale che richiama l’immaginario cinematografico italiano e, in particolare, le atmosfere felliniane di Amarcord. Questa trasposizione non è un semplice espediente estetico ma una chiave interpretativa che mette in dialogo la commedia latina con la memoria culturale del Novecento italiano. L’Italia degli anni Trenta, segnata da profonde trasformazioni sociali e dalla nascita di Cinecittà nel 1937, diventa lo scenario di un affresco umano in cui desideri, illusioni e ambizioni si intrecciano con le contraddizioni di un’epoca sospesa tra modernizzazione e nostalgia.

In questo contesto la Compagnia Castalia – fondata nel 1992 e riconosciuta dal Ministero della Cultura come Centro di Produzione teatrale di interesse nazionale – porta in scena una delle commedie meno rappresentate di Plauto, eppure considerata da Cicerone tra le migliori del grande autore latino. La storia è quella della seducente e astuta Phronesium, una cortigiana capace di dominare con intelligenza e ironia gli uomini che ruotano attorno alla sua casa, manipolandone sentimenti e passioni con lucida strategia. Attorno a lei si muovono le figure archetipiche della comicità plautina – il giovane innamorato, il soldato fanfarone, il servo rude e diffidente – personaggi che nella lettura di Zingaro acquistano nuove sfumature psicologiche e una sorprendente attualità.
La protagonista Phronesium assume un ruolo ancora più centrale: non soltanto la meretrice della tradizione plautina, ma una figura femminile complessa e consapevole del proprio potere, che richiama per certi aspetti le icone del cinema italiano del Novecento. Il personaggio evoca suggestioni della Gradisca felliniana e della tradizione della mala meretrix plautina, trasformandosi in una presenza scenica sospesa tra ironia, sensualità e malinconia. Particolarmente riuscita l’interpretazione di Anastasia (Astafio), resa con brillante simpatia dall’attrice, che conquista il pubblico grazie a una presenza scenica vivace e immediata, capace di dare al personaggio una dimensione fresca e irresistibilmente comica, quasi da cabaret. Altro personaggio significativo e divertente è il gerarca fascista, trasposizione del soldato fanfarone (Stratophanes): nella commedia plautina il miles gloriosus incarna il potere militare ostentato e ridicolizzato, e nell’adattamento diventa un gerarca del regime, mantenendo intatta la funzione satirica originaria di Plauto, quella di mettere in ridicolo un’autorità arrogante e vanitosa.
Lo spettacolo costruisce così un equilibrio tra rigore filologico e libertà creativa: la struttura della commedia plautina – fatta di equivoci, giochi di parole, ritmo incalzante e improvvisi ribaltamenti di situazione – rimane intatta, ma viene attraversata da riferimenti alla cultura cinematografica e alla memoria popolare italiana, creando una lingua scenica capace di parlare con immediatezza al pubblico contemporaneo.

La riuscita dell’allestimento è affidata anche a un cast affiatato che comprende Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Laura De Angelis, Maurizio Castè e Paolo Oppedisano, interpreti che restituiscono con energia e precisione il ritmo brillante della scrittura plautina. Le musiche di Giovanni Zappalorto, le scene di Emilio Ortu Lieto insieme a Vincenzo Zingaro, i costumi di Emiliana Di Rubbo e il disegno luci di Giovanna Venzi contribuiscono a costruire uno spazio scenico evocativo, capace di restituire l’atmosfera della provincia italiana degli anni Trenta con una dimensione quasi cinematografica.

Ne nasce uno spettacolo che non è soltanto una brillante commedia, ma anche una riflessione sul rapporto tra passato e presente, tra memoria culturale e identità contemporanea. Il Truculentus messo in scena al Teatro Arcobaleno dimostra ancora una volta come i classici possano continuare a vivere attraverso nuove interpretazioni, diventando strumenti per leggere la realtà di oggi. Plauto, filtrato dalla sensibilità registica di Zingaro e dall’esperienza della Compagnia Castalia, appare sorprendentemente vicino al nostro tempo: la sua comicità svela con ironia i meccanismi del desiderio, del potere e della manipolazione sentimentale, ricordando che le debolezze umane – e la capacità del teatro di raccontarle – attraversano i secoli senza perdere la loro forza.