Dal 12 al 21 dicembre 2025 il Teatro Arcobaleno – Centro Stabile del Classico di Roma ospita Mandragola di Niccolò Machiavelli, in un adattamento e nella regia di Nicasio Anzelmo. Un ritorno a uno dei capolavori assoluti del teatro del Cinquecento, capace ancora oggi di parlare con lucidità spietata alla coscienza contemporanea, mettendo in scena, sotto la maschera della commedia, una critica feroce alla corruzione morale, religiosa e politica.
Scritta nel 1518, in un’epoca attraversata da profonde tensioni – la vendita delle indulgenze, l’esplosione della riforma luterana, il potere mediceo di papa Leone X su Firenze e l’ombra minacciosa delle invasioni turche – La Mandragola si configura come una satira di straordinaria modernità. Machiavelli costruisce un dispositivo teatrale che induce lo spettatore a un “riso serio”, acre, tutt’altro che consolatorio, capace di svelare l’ipocrisia diffusa e il collasso dei valori familiari, civili e religiosi.
La messinscena di Anzelmo valorizza la duplice struttura dell’opera: da un lato l’intreccio amoroso, che vede Callimaco innamorato della giovane e virtuosa Lucrezia, moglie del dottor Nicia; dall’altro la struttura della beffa, di ascendenza plautina, che ha come vittima proprio il marito, borghese ottuso e ossessionato dal desiderio di avere un figlio. È Ligurio, parassita scaltro e motore dell’azione, a orchestrare l’inganno, mentre Callimaco, innamorato inetto, resta paradossalmente in secondo piano, lasciando che siano altri a compiere le azioni decisive.
Accanto a loro, Machiavelli tratteggia una galleria di personaggi emblematici: Lucrezia, inizialmente vittima della trama ma destinata a impadronirsene; Sostrata, la madre compiacente; e soprattutto Fra Timoteo, figura centrale e inquietante, simbolo di una religiosità corrotta e strumentale. Il frate, che persuade Lucrezia a concedersi in nome di un presunto bene superiore, incarna le “fraterie” tanto discusse nella Firenze dell’epoca, evocando l’eco delle predicazioni savonaroliane e il clima infuocato del dibattito religioso. La sua presenza rivela con chiarezza l’intento polemico di Machiavelli contro l’uso politico della fede e la mercificazione della salvezza.
L’adattamento mette in luce i legami dell’opera con la tradizione classica – Plauto e Terenzio – e con la novellistica italiana, in particolare il Decameron di Boccaccio, senza rinunciare a una lettura che sottolinea l’attualità del testo. La Firenze di Machiavelli diventa così un paradigma della società italiana, attraversata da opportunismi, compromessi e convenienze, dove la morale si piega al successo e l’inganno diventa norma condivisa.
In scena, un cast numeroso e affiatato: Domenico Pantano, Anna Lisa Amodio, Antonio Bandiera, Chiara Barbagallo, Alessandro D’Ambrosi, Laura Garofoli, Nicolò Giacalone, Mimma Mercurio. Le scene di Giovanni Nardi, i costumi di Susanna Proietti, i movimenti coreografici di Barbara Cacciato e le musiche di Giovanni Zappalorto contribuiscono a costruire un impianto visivo e sonoro coerente, capace di sostenere il ritmo comico senza attenuare la densità critica dell’opera.
La Mandragola al Teatro Arcobaleno si conferma così non solo come un classico del repertorio, ma come un testo vivo, capace di interrogare il presente. Una commedia che diverte, inquieta e costringe a riflettere, ricordando allo spettatore che, dietro il riso, si cela spesso la verità più scomoda.