La sedicesima Quadriennale

Nella sedicesima quadriennale di Roma si aggira un fantasma: la Pittura.

Chi d’Arte fa la propria vita, non può essere benevolo nei confronti di questa sedicesima Quadriennale di Roma.                                                            Il mondo dell’arte è colpito ai massimi livelli, ci vogliano far credere che l’Arte stia percorrendo altri sentieri, scoprendo nuovi contenuti e nuove visioni. Tutto ciò sostengo che è errato e maliziosamente creato per generare confusione, per sostenere il concetto che il “Nulla“ è Arte, o spingerci a considerare quest’ultima come una sorta di arredamento, oggetti per riempire spazi vuoti tra un mobile e l’altro.                                   Nel corso dei secoli l’Arte ha avuto il compito di raccogliere i segni del tempo e la testimonianza degli Artisti è stata fondamentale per descrivere gli oggetti sociali meno visibili. Gli Artisti frequentavano le “botteghe” dei Maestri, e da loro apprendevano tecniche e stili ma non solo; il tirocinio era a trecentosessanta gradi: pieno rispetto delle gerarchie e nessuna improvvisazione. E a volte gli allievi hanno superato i Maestri, ma non li hanno mai disconosciuti. Poi c’erano i fautori dell’Arte, quelli che comprendevano l’importanza del “mestiere” dell’Artista e lo finanziavano, lo promuovevano e lo appoggiavano nelle loro iniziative.                                                                                                               Oggi non ci sono gerarchie, non ci sono allievi, non c’è apprendistato: tutti nascono Maestri e mai si mettono in discussione. E poi ci sono i fautori dell’Arte, che comprendono l’importanza del “mestiere” dell’Artista, ma stranamente non lo finanziano e non lo appoggiano: semmai lo criticano e lo promuovono, ma solo in cambio di una provvigione. Ma la vera novità è il “Curatore”, che subito fa pensare ad una malattia: quella che affligge il mondo dell’Arte da un po’ di anni a questa parte, e quella che ho ritrovato, in tutta la sua cronicità, in questa Quadriennale romana. Ed è dalle discussioni tra i “Curatori” che è emerso il titolo “Altri Tempi, Altri Miti”, e con ciò invitano a considerare la “differenza” il pilastro su cui poggia questa edizione della Quadriennale. La differenza con il passato? L’assenza quasi totale prende il posto dell’immagine. Infatti qual è la chiave di lettura suggerita? Leggere le Opere degli Artisti “come tanti discorsi, tutti in dialogo con il passato e, nel contempo, impegnati in processi di innovazione e superamento”.

Due domande: A) dare consistenza al nulla è “innovazione”? B) eseguire ciò che viene richiesto dai Curatori senza ascoltare i propri sogni è “innovazione”?                                                                                                            Provo a dare delle risposte A) prendiamo una tela, dei colori, dei pennelli e portiamo una vera innovazione; B) proviamo ad ascoltare i nostri sogni e ad ignorare i consigli dei Curatori.                                                 La struttura flessibile di questa Quadriennale auspica lo spostamento continuo dalla singola Opera alla visione d’insieme, ma se partiamo dalla visione d’insieme non riusciremo mai ad arrivare al singolo progetto.  Neanche Duchamp avrebbe previsto tutto ciò, ma sicuramente rimarrebbe a bocca aperta ed esclamerebbe: “Chi l’avrebbe detto? si può dire che gli Allievi hanno superato il Maestro!”.

di Umberto Pozzi