Intervista a Ingrid Ciriaco, insegnante di danza del ventre della scuola “Le Sirene del Nilo”.

Innanzitutto, grazie per aver accettato di rispondere ad alcune domande sottraendo tempo prezioso al suo lavoro.
Vuole gentilmente presentarsi ai nostri lettori narrandoci per sommi capi la sua infanzia, i suoi giochi, gli studi, la formazione artistica?

  Salve, sono Ingrid Ciriaco ho 37 anni e studio danza orientale dal 2003-2004. La mia infanzia la ricordo piacevolmente perché è stata felice, tranquilla e ricca di tante amicizie. Vivevo, infatti, in un quartiere frequentato da molti bambini con i quali si giocava, si allestivano delle recite e delle caccie al tesoro dando sfogo a tutta la nostra creatività più fantasiosa. Ho iniziato con lo studiare danza ritmica per qualche anno partecipando anche a saggi. Contemporaneamente ho frequentato gli scout, un’esperienza di cui amo parlare perché è stata molto costruttiva. Infatti, loro mi hanno aiutato a gestire l’ansia, a stimolare l’immaginazione e le mie doti artistiche, mi hanno aiutato, anche, a capire come comportarmi in determinate situazioni, ad esempio come reagire in un bosco da sole. È stata un’esperienza spirituale, ho avuto dei capi fantastici perché ci facevano divertire, ci facevano giocare, ci facevano fare dei lavoretti, ma ci aiutavano a crescere. Ricordo sempre con tanto piacere quando durante un campo scout abbiamo allestito uno spettacolo sulla creazione ripetendo le varie  fasi della creazione del mondo da parte di Dio: quando ha generato la terra, la luce, ecc…È stato veramente bello quel periodo.
Mi sono diplomata come ragioniere programmatore, ho frequentato l’università, ma purtroppo non l’ho potuta finire, mi mancavano pochi esami (4), ma purtroppo, per motivi personali non ho potuto laurearmi.

Come ha iniziato la danza del ventre? Che cosa l’ha attratta in questa danza antichissima?

               Ho iniziato col ballare le danze latino-americane insieme a mia sorella. Nello stesso luogo si tenevano lezioni di danza del ventre e siccome mia sorella era reduce da un viaggio in Egitto dove era rimasta affascinata ed incantata dagli abiti, dalle movenze e da tutto mi ha proposto di iscriverci. Io ero un po’ incuriosita perché avevo visto la danza del ventre solo nei film e non pensavo minimamente che si potesse apprendere, che ci fosse una tecnica e tutto un mondo dietro, quindi ho accettato e abbiamo iniziato il corso e l’avventura. Sono ormai vent’anni che danzo e posso dire che sono, ancora oggi, affascinata dalla libertà di muovere qualsiasi parte del corpo e rivivo con particolare gioia il periodo della vita in cui partecipavo ai saggi e alla danza in genere.

Chi sono stati i suoi maestri?

Valentina Ocasti, Wael Mansour, Alice Giampieri e tanti altri. Ho studiato tantissimo sono stata sempre in Italia, però, ho studiato con insegnanti nazionali e internazionali

Quando ha smesso di essere alunna ed ha deciso di diventare insegnante?

Io non ho mai smesso di essere alunna perché nella vita c’è sempre da imparare anche nella danza. Però ho deciso di diventare insegnante quando ho capito che mi piaceva far rivivere quest’arte, avere una continuazione e anche il fatto di dare agli altri quello che avevo imparato, di trasmettere la mia gioia e il mio sapere. Sono del parere che se si vuole insegnare non si può mai smettere d’essere alunno.

Che importanza ha un buon maestro nell’apprendere i segreti della danza del ventre?

Ha importanza per trasmettere questa danza sia a livello tecnico sia a livello spirituale.

A chi può essere rivolto l’invito ad imparare questa danza antichissima? A cosa serve?

L’invito è rivolto a tutti: a donne di qualsiasi età e anche gli uomini, volendo chiunque può iniziare ad apprendere la danza del ventre; ci sono molti uomini che l’apprendono. Serve, infatti, a tantissime cose: serve ad ottenere miglioramenti sia a livello spirituale sia a livello fisico; va benissimo, per le articolazioni, per la postura, per la schiena; fa bene veramente, aiuta anche a socializzare e a divertirsi!

E in tutta questa vertigine di movimenti e di suoni tintinnanti, gli uomini cosa possono fare?

Gli uomini possono ammirare, guardare, apprezzare e possono anche, volendo, come già detto sopra, imparare. Ci sono sempre degli uomini che si avvicinano alla danza del ventre perché oltre ad essere un’arte bellissima fa bene alla salute.

Devo precisare, per accennare un po’ di storia, che è una danza antichissima e la versione più probabile che riguarda le sue origini è quella che sia nata come rito propiziatorio al parto e quindi le donne facevano questi movimenti per aiutare le partorienti.

Per un profano tutte le ballerine di danza del ventre sembrano uguali, le stesse mosse sinuose gli stessi movimenti ma ci sono sicuramente delle differenze delle personalizzazioni, ce ne può parlare?

Ci sono vari stili di danza del ventre, c’è lo stile antico, c’è lo stile moderno, ci sono le fusioni: la Tribal, l’Hip hop, la danza indiana; ci sono dei ritmi e in base ai ritmi ci sono dei movimenti, oppure, ci sono dei passi particolari. Ci sono, poi, fisici portati a fare dei movimenti più grandi e fisici portati a fare movimenti più piccoli: c’è chi trasmette di più e chi trasmette di meno, diciamo che la danza varia da persona a persona ma anche da stile a stile.

Numerosi ed avvincenti sono i momenti emozionanti che lei ha vissuto, ci può parlare di qualcuno di essi, quelli magari che in un momento di sconforto la tirano su?

         Il ricordo più emozionante è sicuramente la mia partecipazione ai “Soliti Ignoti: Il Ritorno” con Amadeus durante il periodo della pandemia a ottobre 2020 che poi è stato trasmesso a novembre. Un altro momento emozionante è stato ballare sull’Etna in Sicilia, in un paese vicino Catania. Il ricordo più bello è rappresentato dall’aver potuto ammirare l’Etna, mentre si ballava. Ricordo anche con piacere una festa storica a Poggio Otricoli. E’ una delle prime feste medievali a cui abbiamo partecipato; sembrava proprio di essere in un’altra epoca, le musiche medievali, il cibo e l’atmosfera irreale per tre giorni ci hanno portato nel passato rendendo difficile il ritorno al presente.

C’è stato un momento brutto durante il quale lei ha pensato: “non ce la posso fare”?

Sicuramente, come tutti, il primo lockdown, è stato tragico perché ci ha spento in parte la carica e la forza che avevamo. Ma nonostante ciò si organizzavano lezioni online per mantenere viva la danza con le allieve, si organizzavano anche aperitivi. Però, il secondo lockdown è stato tragico, lì ho pensato proprio di non potercela fare, non avevo neanche voglia di continuare, nutrivo proprio lo sconforto… È stato proprio tragico, infatti molte allieve hanno deciso di non continuare perché è stata proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso!

Ringraziamo tantissimo Ingrid che con grande gioia ed esuberanza ci ha fatto conoscere alcuni segreti della danza del ventre e anche delle specificità del suo carattere come la forza, l’ottimismo e la voglia di comunicare.

Non smetto di dirti grazie perché è una bella pagina di vita.

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