Le stagioni del sentimento tra Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo

“Labirinti del cuore.  Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma”. E’ il titolo alquanto suggestivo di una mostra allestita in due sedi della capitale, Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo fino al 17 settembre. La novità è che questa esposizione vede per la prima volta affiancate sul tema della malinconia opere di Tiziano, Carracci, Tintoretto, Bronzino, Durer e molti altri. 45 i quadri affiancati da sculture, manoscritti, libri, disegni e incisioni che completano in modo organico e soddisfacente il percorso espositivo.

L’evento prende spunto da una tela di Giorgione I due amici (1502), un doppio ritratto a mezza figura, dove il giovane in primo piano, forse appartenente all’aristocrazia veneziana, manifesta una indefinita tristezza. Lo sguardo assente, introspettivo, il capo piegato come in assenza di peso sulla mano destra e il melangolo che tiene nell’altra mano, depongono in favore di una presumibile afflizione amorosa. A questa espressione di tormento interiore si contrappone, come per “scorno” al sentimento di nostalgia che ferisce l’amico, l’atteggiamento distaccato e persino sottilmente ironico del compagno che sta alle sue spalle.

Ora, anche se sulla paternità di questa tela pesa un giudizio non sempre unanime degli studiosi, bisogna riconoscere, tuttavia, che molti elementi conducono alla mano e alla geniale sensibilità di Giorgione. Non solo l’impostazione e il taglio del doppio ritratto sono inediti per l’epoca, ma senza precedenti è anche il modo con cui il pittore dà forma e corpo a un sentimento quale la malinconia. Inedite sono anche certe morbide velature, il fremito vitale della luce così magistralmente dosata da ricordare qualche sottile influsso leonardesco se non anche antonelliano. Insomma più d’una magia condurrebbe al maestro di Castelfranco. Il clima di stasi che avvolge i personaggi, è una caratteristica giorgionesca.

Fra le tante rarità della mostra, una “chicca” in particolare ha acceso il nostro interesse: è la Melanconia I, celebre quanto pregevole incisione a bulino del Durer. Si tratta di una stampa affollata di figure allegoriche il cui significato, non poco ermetico e misterioso, simboleggia le virtù intellettuali. Questo, detto molto semplicisticamente. Per un più dettagliato approfondimento  segnaliamo Erwin Panofsky, autorevole studioso e interprete dell’opera dureriana.

Coraggio! Il resto della mostra, pur nella sua enigmatica complessità, parla un linguaggio meno criptato e dunque più accessibile ai visitatori. E questo è consolatorio per tutti, anche per i non addetti ai lavori.

Sigfrido Oliva

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