LUIGI PIRANDELLO (1867-1934)

Ricorrono i 150 anni dalla nascita di Pirandello, grande autore del decadentismo italiano, premio Nobel per la Letteratura nel 1934, ricordato con un importante Convegno Internazionale Pirandello oggi tenutosi all’Università Sapienza di Roma dal 26 al 28 giugno; qui vogliamo brevemente ripercorrerne la carriera letteraria, che lo vede dapprima vicino all’esperienza naturalista e verista della sua nativa Sicilia, poi distaccarsene, per avvicinarsi a quel mondo decadente europeo, che cominciava a scoprire la moderna inquietudine dell’animo umano, da lui sperimentata direttamente attraverso la malattia mentale della moglie.

Il corpus delle Novelle per un anno rappresenta una summa variegata della sua esperienza di narratore; mentre nei 7 romanzi il percorso sopra descritto si rende con più evidenza. L’esclusa è una storia vicina al naturalismo siciliano, e Il turno rappresenta quel <<grottesco>> ancora più presenta nella pièce L’uomo, la Bestia e la Virtù. Già con Il fu Mattia Pascal emerge quella crisi identitaria dell’uomo che non si percepisce più come <<Uno>>, ma si rivela, perfino a se stesso, come <<molteplice>>. Tale tematica emergerà ancora con più evidenza negli ultimi due romanzi. Nei Quaderni di Serafino Gubbio è accompagnata allo sconcerto verso la tecnologia, rappresentata qui dal cinema, che estranea da sé l’attore nel momento in cui si vede sullo schermo come altro da sé; ed estranea anche l’operatore Serafino Gubbio che finisce col diventare solo “una mano che gira una manovella”. Ma è soprattutto il Vitangelo Moscarda di Uno, nessuno e centomila, che scoprendosi improvvisamente <<diverso>>, scopre quella alterità tipica dell’umano, che avvicina l’opera pirandelliana a quella coeva europea di un Kafka, di un Pessoa, e del clima decadente che caratterizza il Primo Novecento europeo.

Ma la sua fama esplode con il teatro: accompagnato dall’affetto dell’attrice Marta Abba, diventa l’autore della compagnia Il Teatro d’Arte, e inventa un nuovo teatro: non più il teatro naturalista della <<quarta parete>>, non ancora il <<teatro epico>> brechtiano o il <<teatro dell’assurdo>> di Beckett; ma un teatro dove gli orpelli del naturalismo si sfaldano, consumati da una realtà interiore che fatica ad agire nel mondo, che fatica a comprendersi. L’emblema di questo sono I sei personaggi in cerca d’autore: la storia dei 6 non è altro che una squallida e laida storia naturalista; ma loro vogliono mettere in scena il loro dramma interiore, ciascuno vuole “difendere” le proprie ragioni, vuole comprenderle mettendole in scena: il teatro irrompe nel teatro, e il sottile gioco tra dramma e ironia prorompe in quel drammatico “umorismo”, definito come “sentimento del contrario”, che è il caposaldo della poetica pirandelliana. Altre opere teatrali di Pirandello definiscono questo gioco di rispecchiamento del teatro nel teatro. Lo stesso Enrico IV si gioca su una messa in scena che salvi prima la follia del protagonista, poi la sua libertà macchiatasi di un delitto. Più espliciti sono Questa sera si recita a soggetto e I giganti della montagna, ultimo lavoro pirandelliano, la cui complessità sembra infine avvicinarlo alle esperienze di Beckett e Ionesco.

 

Angelo Ariemma

 

 

Per approfondire:

 

  1. Barilli, Pirandello : una rivoluzione culturale, Milano, Mursia, 1986.
  2. Mazzacurati, Pirandello nel romanzo europeo, Bologna, Il Mulino, 1987.
  3. Angelini, Il punto su: Pirandello, Roma-Bari, Laterza, 1992.
  4. Luperini, Introduzione a Pirandello, Roma-Bari, Laterza, 1992.
  5. Salsano, Pirandello : scrittura e alterità, Firenze, Cesati, 2005.
  6. Collura, Il gioco delle parti : vita straordinaria di L. Pirandello, Milano, Longanesi, 2010.
  7. Salsano, Pirandello, Firenze, Cesati, 2016.

 

 

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