Prati

Vigneti e canneti in epoca romana i Prati diventano gli Horti Domitii sotto Domiziano e con Nerone i Prata Neronis . In seguito  sono i Prata Sancti Petri per la vicinanza con il Vaticano e poi i Prati di Castello in riferimento a Castel Sant’Angelo  la cui figura su fondo azzurro in colore argentato  è diventato lo stemma del quartiere. L’impianto urbanistico di stile umbertino che caratterizza il territorio è studiato in modo tale che  non avesse come sfondo il cupolone. Segno  dei contrasti tra il nascente stato italiano e lo stato pontificio. Contrasti che si evidenziano nella toponomastica delle strade. L’arteria principale è intitolata a Cola di Rienzo, tribuno popolano che nel XIV secolo tenta di ripristinare la Repubblica romana in conflitto con il papato. Piazze e strade sono intitolate a gli eroi del Risorgimento. La piazza più grande, infatti, si chiama Piazza Risorgimento, poi abbiamo Piazza Mazzini, Piazza Cavour e tante strade sono dedicate a filosofi, letterati, poeti, musicisti.

Oggi i prati sono un quartiere vivace. Affollato  da turisti per la vicinanza di siti importanti  e da  cittadini per la presenza degli uffici giudiziari, di studi professionali, di sale cinematografiche, di ristoranti e trattorie, di negozi di vario genere e di tante pizzerie e gelaterie, gioia di uno spuntino gustoso.

Ma detto tutto questo  vogliamo proporvi qualche  altra notizia sul quartiere Prati.

In via Cola Di Rienzo, 28,di recente  è stata posta una targa che ricorda un poeta, un letterato vissuto nel quartiere .  Versi bellissimi  sul senso della vita sono scolpiti sulla targa ed è un piacere leggereli . Sono tratti da un’opera di Vincenzo Cardarelli vissuto dal 1927 al 1948 nel palazzo delle colonne o Palazzo dell’Avvocatura Erariale, come veniva una volta chiamato il civico 28. Cardarelli  ha illustrato, come lui stesso dice, i “ vantaggi dell’abitare in Prati, di là dal fiume”.  In “La Mia Casa In Città”, articolo apparso sul Corriere della sera il 31/08/1947, descrive il suo attraversare il ponte sul Tevere per recarsi al lavoro(faceva il giornalista al “Tempo”) come un passaggio sull’Acheronte nell’andare e un passaggio sul Lete al ritorno. Descrive i suoi incontri notturni, l’incanto e lo straniamento che gli procura il suo silenzioso cortile al “centro di una grande e rumorosa metropoli” , l’emozione per la nascita di una bimba, “spuntata come grano sotto la neve” nella pudica e discreta casa che lo ospita.

Per una lettura completa dell’articolo di Cardarelli invitiamo a navigare sul sito e continuate a seguirci sul nostro giornale alla scoperta  di Prati.

Emira Cupido

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