Mimesi

Mimesi

 

Paolo Emilio Trastulli nel presentare il volume Profili, raccolta di recensioni di Sigfrido Oliva, pubblicato da Appolloni Editore,  scrive: “omissis…(l’autore) comprende con discrezione e dall’interno, in ideale sintonia, i singoli processi creativi nel loro dipanarsi ed esprimersi”. Niente di più vero se si leggono le tre pagine dedicate alla mostra di Giorgio Morandi al Vittoriano, dove alla consueta maestria di una scrittura capace di ricreare la magia dei valori cromatici propri della pittura, Oliva aggiunge la capacità mimetica di un vero attore. Egli immagina, e sembra di vederlo, Morandi come un regista alle prese con l’allestimento di uno spettacolo teatrale, e il suo testo, tra l’altro, recita:

“Sorprende in Morandi la tenacia ostinata, la coerenza con cui egli ritorna in modo ossessivo sugli stessi temi. Sembra intestardito a perseguire il suo progetto che lo vede impegnato, mai stanco o pentito, in un dialogo ininterrotto e costante con gli oggetti che popolano i suoi lavori. Una vita spesa a sondare, scandagliare, dialogare ininterrottamente con bottiglie, teiere, tazzine e simili. Come un regista teatrale Morandi organizza la messinscena dello spettacolo, e lo fa interrogando i suoi attori, modificando di continuo la posizione di ogni elemento. Ne studia gli spazi, le luci, le ombre, le architetture, il ritmo, i pesi e contrappesi finchè non trova il rapporto e l’equilibrio desiderati.”

Dal punto di vista del lettore è gratificante la piacevole scorrevolezza del testo di Sigfrido Oliva, che esalta i concetti espressi con ricchezza lessicale mai fine a se stessa e che nel suo divenire ha un ritmo armonioso seguendo il quale ci si viene a trovare al centro della scena descritta. Si può ben dire che siamo di fronte ad un autorevole critico d’arte cui manca solo la consacrazione di una divulgazione nazionale che gli auguriamo arrivi al più presto.

Antonio Obino

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