La cucina futurista

Agli inizi del secolo scorso l’Italia vede la nascita di un movimento artistico-culturale che si pone con forza e veemenza in antitesi alla cultura tradizionale e decadente. Padre e artefice della nuova corrente è Tommaso Filippo Marinetti, poeta, scrittore, che decide di esporre i principi, le proposte e le idee rivoluzionarie del neo movimento nel manifesto del Futurismo, rivoluzionando così anche il modo di comunicare. Il manifesto diventa, infatti, il nuovo mezzo per comunicare e far conoscere i capisaldi, le idee e gli strumenti per realizzarli. Nel leggere il manifesto balza subito in evidenza che la rottura con il passato è l’essenza del movimento, la modernità è contro l’antica, la velocità è contro la stasi, la violenza è contro la quiete. I suddetti principi possono essere utilizzati sia per fare arte, sia per affrontare la vita in tutte le sue manifestazioni. Grazie all’originalità delle idee, all’irruenza nel proporle, in breve tempo il futurismo (unico movimento artistico d’avanguardia nato in Italia) travalica i confini e si diffonde in tutta l’Europa, influenzando i nascenti movimenti artistici francesi e russi, scuotendo dalle fondamenta la cultura, la politica, la società del tempo. La pittura, la scultura, la letteratura, la fotografia, la scenografia, la danza, la musica sono travolte dalle idee futuriste e anche la gastronomia, o “arte cucinaria”, come la chiama Martinetti non poteva passare indenne da tanta stravolgente irruenza. I principi fondamentali del movimento, cioè rottura con il passato, progresso scientifico e tecnologico, originalità sono alla base della cucina futurista. Il vero precursore di quest’arte è un cuoco francese, Jules Maincave, che stanco della solita minestra aderisce al Futurismo e all’insegna della modernità, dell’originalità e contro ogni tradizione, pubblica il primo manifesto della cucina futurista.


Maincave propone di:
-adeguare la cucina alla vita moderna e alle ultime conoscenze scientifiche;
-abbattere i metodi tradizionali delle mescolanze;
-avvicinare elementi… separati… dall’antica tradizione;
-propugnare l’armonia originale della tavola.
Con quest’ultimo proclama, il nostro cuoco intende occuparsi anche di cristalleria, vasellame e addobbi, abbinati e coordinati ai sapori, ai colori e ai profumi delle vivande.
L’entusiasmo è grande, le nuove proposte sono eclatanti e originalissime, le polemiche e le critiche sono acerrime e piovono da tutte le parti, ma Marinetti e Maincave, sicuri delle proprie idee, aprono anche un ristorante dove fanno bella mostra le pietanze e le nuove idee. Un esempio:
Filetto di montone e salsa di gamberi
Noce di vitello e assenzio
Banane e groviera
Cotoletta d’attacco, che è il piatto più significativo.
L’esperienza e l’intesa tra i due è breve e termina con la prima guerra mondiale, così osannata e desiderata dai futuristi. Maincave si arruola e fonti incerte ne riportano la morte sulle colline francesi, altre fonti datano la morte del cuoco nel 1920. Nel 1930 la Gazzetta del Popolo pubblica un altro manifesto della cucina futurista, questa volta è stilato da Tommaso Filippo Marinetti, ma anche dall’artista Fillia. Sono trascorsi quasi quindici anni dalla prima esperienza “cucinaria” ma non dimentichiamo che l’Italia è stata interessata dalla prima guerra mondiale, dal biennio rosso, dal fascismo e che il Futurismo oramai è nella sua fase terminale, quindi Marinetti usa la cucina come un risveglio delle idee futuriste. Partendo dal principio: “mangiare con arte per agire con arte” elenca le proprie teorie, dove appare chiara l’idea di una nuova cucina. Marinetti, infatti, afferma che la cucina riveste un ruolo importantissimo nella vita di tutti i giorni…’’ si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve…e si mangia.’’

In breve ecco le sue proposte:
– Abolizione della pastasciutta, perché ’’ l’alimento amidaceo’’, come viene definito, induce fiacchezza e scetticismo e perché fatta con il costoso grano straniero e di conseguenza sfavorisce l’industria italiana del riso.
– La cucina Futurista propugna l’uso della chimica e il ricorso a pillole e a componenti sintetici.
– Abolisce l’uso della forchetta e del coltello perché evitano piaceri tattili e prelabiali.
– propugna la dotazioni di strumenti scientifici per interessare tutti i sensi durante i banchetti.
– e tanto altro………
Tempio di tanto ardire è la taverna Santopalato dove viene concretizzato e messo in pratica quanto detto sopra. Unitamente al manifesto i due artisti pubblicano il libro “la cucina futurista”, ove non campeggiano solo ricette, ma si può trovare il primo manifesto di Maincave, articoli di giornali, critiche ecc.
Il Santopalato è il tempio di tanta cucina; molto artisti intervengono nella realizzazione di esso; l’architetto Diulgheroff si dedica all’arredamento, l’aeropittore Luigi Colombo (vero nome di Fillia)decora le pareti, i menù sono abbelliti da illustrazioni di vari artisti tra cui lo stesso Fillia. I tavoli della taverna Santopalato sono disposti ad aeroplano, le tovaglie sono di lamine di alluminio, i piatti di metallo e il vino viene servito in taniche di benzina. Ma Marinetti e Fillia non si fermano qui, intervengono anche sul lessico, perché italianizzano alcuni termini stranieri, per esempio, bar diventa quisibeve, sandwich diventa traidue, picnic diventa pranzoalsole e il dessert diventa peralzarci.


La cucina futurista se pur estrema rappresenta la volontà o l’esortazione ad innovarsi e cambiare, provando accostamenti nuovi ma non per questo inapplicabili, i futuristi nella loro genialità e originalità hanno previsto ciò che si fa oggi in Italia, una delle nazioni all’avanguardia nell’arte “cucinaria”.
Vi presentiamo alcune ricette futuriste, tra le più semplici e le meno elaborate:
A caccia nel paradiso
Ingredienti
-lepre
-polvere di cacao
-bacche di ginepro
-poltiglia di spinaci
-limoni
-vino spumante
-diavoletti argentati (palline di zucchero)
Preparazione
Tagliare a pezzetti e cucinare lentamente la lepre nel vino spumante unendovi la polvere di cacao fino a consumazione.
Una volta che la lepre è cotta si toglie dal fuoco e si aggiunge il succo dei limoni. Si sistema quindi la lepre in un piatto da portata e si cosparge sopra prima la salsa verde di spinaci poi le bacche di ginepro ed infine i diavoletti argentanti che ricorderanno i pallini dei cacciatori.
Note
La dosatura sommaria di questa formula non deve preoccupare ma bensì eccitare la fantasia inventiva dei cuochi futuristi i cui eventuali errori potranno spesso suggerire nuove vivande.

Riso Verde
Ingredienti
-crema di piselli
-polvere di pistacchi
-spinaci lessati
-burro
-riso bollito nel latte

Preparazione
Dopo aver bollito il riso nel latte scolarlo ed unire la densa crema di piselli ed il burro mescolando a fuoco spento. Sommare al riso la polvere di pistacchi e mescolare bene.
Sistemare in un piatto da portata gli spinaci lessati ed adagiarvi sopra il riso precedentemente preparato. Aggiungere alla fine un altro pò di polvere di pistacchi.

 

di Luca Magrini Cupido

 

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